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SOMS > Cassa Rurale

L'ESPERIENZA DELLE CASSE RURALI A TORTONA

Le Casse Rurali ed artigiane, sino alla legge bancaria del 1936-38, erano aziende di credito costituite nella forma di società cooperativa a responsabilità illimitata e solidale dei soci e avente per oggetto l'esercizio del credito a favore degli agricoltori e degli artigiani, soci stessi, con una limitata circoscrizione territoriale, di regola il Comune di insediamento, con l'indivisibilità degli utili e la gratuità delle cariche. Con il recente Testo Unico delle leggi in materia bancaria sono praticamente scomparse come categoria autonoma e sono disciplinate come banche di credito cooperativo in forma di società per azioni; ferma restando la sussistenza di quelle in essere a cui è data facoltà di trasformazione.

La fisionomia di questi istituti si delineò nella seconda metà del secolo scorso e nei primi decenni del '900, facendo di essi, nello stesso tempo, un'ente creditizio, una società cooperativa ed una struttura specializzata per il finanziamento di particolari settori dell'economia.

Sono nate, ed in sostanza rimangono ancora oggi, come banche basate sulla fiducia personale e sulla mutua solidarietà dei soci che, di norma, sono modesti operatori economici che gestiscono direttamente l'impresa bancaria, ottenendone il finanziamento per le esigenze della propria impresa agraria o artigiana.

Il movimento delle Casse Rurali nacque in Germania per opera di Federico Guglielmo Raiffeisen nel 1849 che, con Franz Hermann Schultze - Delitzsch, a sua volta fondatore delle Banche Popolari, fece del credito il settore trainante del movimento cooperativo tedesco.

Il Raiffeisen ideò le Casse Rurali per organizzare in modo mutualistico il credito agrario e tentare così di potenziare lo sviluppo delle campagne e soprattutto liberare i contadini ed i piccoli proprietari dall'oppressione.degli usurai.

(…)

A Tortona furono inoltre fondate nel 1897 la Cassa Rurale di Vhò ed una seconda Cassa Rurale Cattolica di Prestiti di Tortona il 14 luglio 1907.

Si trattava, di regola, di istituti di modeste dimensioni e operatività, strettamente legate ai paesi di insediamento e funzionali, peraltro solo in parte, alle esigenze finanziarie dei non molto numerosi soci. In genere il numero di fondatori di una Cassa Rurale non superava le 20/30 persone, in maggioranza addetti all'attività agricola, anche se non mancavano artigiani, liberi professionisti, sacerdoti ed anche qualche operaio e commerciante. La costituzione dipendeva dallo spirito di iniziativa di qualche esponente o ristretto gruppo locale, per lo più impegnato nel mondo cattolico e spesso era il Parroco del luogo a farsene promotore. I soci partecipavano abbastanza assiduamente alla vita della Cassa, specialmente nella fase iniziale, come è testimoniato dalle cronache del settimanale diocesano ("Il Popolo") che non faceva mancare una adeguata pubblicità alle assemblee dei soci.

Comunque,proprio dalla lettura dell'organo cattolico, si constata come per la gran parte delle Casse, l'operatività si sia sviluppata per pochi anni e già durante il primo conflitto mondiale, diversi istituti avevano cessato l'attività e, negli anni '20 di questo secolo, si riscontrano ancora esistenti le Casse cattoliche di San Cipriano Po, Torrazza Coste, Codevilla, Montebello della Battaglia, Fontana Santa e, nell'alessandrino, Castelletto d'Orba e Silvano d'Orba, mentre nell'intera Provincia di Alessandria le Rurali ancora in vita all’inizio della seconda guerra mondiale erano quelle di Castelletto d’Orba e di Melazzo.

La presenza delle Casse Rurali a Tortona e in Diocesi fu quindi dovuta alle intenzioni del mondo cattolico ed al decisivo impulso ed attivismo di quella grande e complessa figura di Vescovo che fu Igino Bandi. Il movimento cattolico tortonese fu particolarmente vivace e intraprendente, culturalmente e politicamente attrezzato, soprattutto nell'ultimo decennio dell'800 e nei primi anni di questo secolo. D'altra parte si confrontava in città, ed in zona, con un altrettanto forte e combattivo movimento laico e socialista, con consolidate ed antiche venature anticlericali, come è anche dimostrato dalle violente e reciproche polemiche sui giornali locali del tempo.

Il Vescovo Bandi aveva ben compreso la necessità per la Chiesa di calarsi nella vita sociale e di operare concretamente sulla base della forte spinta dei princìpi della recente enciclica papale.

Numerose furono le iniziative del movimento cattolico durante l'episcopato di Mons. Bandi e, parallelamente ad un'intensa attività religiosa e pastorale, sorsero diverse istituzioni a contenuto previdenziale, mutualistico e cooperativo, per i giovani, nell'ambito dell'istruzione e della stampa. Un impegno a tutto campo, sociale, religioso, politico e culturale, collocando la Diocesi di Tortona all'avanguardia del cattolicesimo nazionale.

Mons.Bandi,nelle oltre 150 lettere pastorali, nei due Sinodi diocesani (1899 e 1901), nelle circolari ai parroci, nelle numerose visite pastorali, nelle Adunanze diocesane, riprese più volte il tema dell'associazionismo cattolico, motivo ispiratore del suo apostolato sociale. "1 punti principali sui quali dovreste fermare la vostra attenzione e la vostra azione, almeno per ora dovrebbero essere i seguenti: 1) la costituzione di comitati Parrocchiali; 2) la costituzione di sezioni giovani; 3) la promozione delle società operaie cattoliche e della conferenza di S. Vincenzo de Paoli; 4) la fondazione di Casse Rurali; 5) la diffusione della "buona stampa", così scriveva nella pastorale n. 40 del 6 marzo 1895 (p, 9).

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L'altra Cassa di origine cattolica fu la "Cassa Rurale Cattolica di Prestiti di Tortona", fondata nel 1907, dieci anni dopo quindi il tentativo del Parroco di S. Maria Canale.

Il 14 luglio di quell'anno, "in una sala al pianterreno della sede del Gruppo Democratico Cristiano, in Via Seminario 6", il notaio Giuseppe Soldani redasse l'atto costitutivo, sottoscritto da 31 soci fondatori (Appendice n. 4). Il numero complessivo dei soci raggiunse pressoché subito, nel 1908, il massimo di 60, a dimostrazione di un iniziale relativo successo, e si stabilizzò intorno a cinquanta unità.

Tra i soci fondatori prevalgono i possidenti (49%) , quindi alcuni commercianti, due muratori e due sagrestani. Con l'espressa qualifica di "agricoltori", ne compaiono solo due anche se si deve presumere la loro presenza all'interno della categoria dei proprietari, Non mancano ovviamente i sacerdoti, in numero di quattro, che peraltro furono gli animatori dell'impresa.

Lo statuto della società contiene le classiche clausole delle Casse cattoliche per cui (art.4) "possono appartenere alla Società soltanto persone ossequienti alla religione cattolica di conosciuta moralità ed onestà che risiedono nel territorio del Comune di Tortona". Non è più espressamente richiesta l'obbedienza al governo costituito. Anche in questo caso è dovuto il versamento di una quota sociale di una lira mentre, disposizione che appare eccezionale, è previsto un versamento di L. 0,50 per la mancata partecipazione alle Assemblee.

Le regole di funzionamento della società sono ricalcate su quelle di legge o d'uso, con una maggiore aderenza alle prescrizioni sia dal punto di vista formale che sostanziale. Il Consiglio di amministrazione è composto da cinque membri, compresi il Presidente ed il Vice Presidente, con rinnovo ogni anno del 50% dei componenti (per il Presidente ogni due anni). C'è anche un collegio sindacale (36l. Le funzioni amministrative sono gratuite; gli utili d'esercizio sono devoluti al fondo di riserva che in effetti è il vero e proprio capitale della società, essendo la quota sociale, oltre che praticamente simbolica, soprattutto, come si è già detto, una quota di iscrizione. In ogni caso il capitale non è riparti bile ma da destinarsi, in caso di scioglimento, ad un'opera di interesse generale nel territorio del Comune di Tortona.

La società deve naturalmente esercitare il credito a favore solo dei soci ed è l'Assemblea Generale che ne fissa i limiti e le condizioni.

Queste, almeno per il periodo iniziale qui esaminato, consistevano nel limite massimo di prestito per ogni socio di L. 500 ed in L. 20.000 di indebitamento della .società in c/corrente. Il tasso passivo pagato, al momento della costituzione, sui depositi raccolti era scalare rispetto al tempo, ed era del 2,5% a vista, 3,25% a tre mesi, 3,50% a sei mesi e del 3.75% a 1 anno. Le condizioni passive sui depositi furono aumentate l'anno successivo di 1/2 punto. Il tasso richiesto sui finanziamenti era del 5%. Condizioni peraltro non dissimili, quelli passivi, da quelli praticati sulla piazza ed inferiore al massimo di un punto per i fidi.

Dall'analisi però dei bilanci disponibili e dei movimenti finanziari (Appendice n. 5) della fase di avvio e massima espansione della Cassa, si ricava che non è l'oggetto tipico a dare le maggiori soddisfazioni. I prestiti concessi si attestano sull'importo medio totale di L. 3/4.000 annue ed il margine economico del credito non risulta positivo. L'utile dipende invece dall'intermediazione delle merci e, quando non c'è (1908), emerge lo sbilancio finanziario. D'altre parte il confronto con i dati della C.R. di Vhò, per gli stessi anni (Appendice n. 3), dimostra come questa, con poco più di metà dei soci, movimenti prestiti in misura pressoché doppia.

Non era comunque un fatto isolato per una Cassa Rurale as ociare al credito altre attività a carattere mutualistico,tra cui, appunto, gli acquisti collettivi di prodotti per l'agricoltura. La Ca sa di Tortona finanziò in seguito l'apertura di un magazzeno in città della Federazione Agricola Diocesana che e uben rò per le vendite col sistema cooperativo di generi agrico i. La Federazione ebbe Sede centrale in Casteggio e succursali a Tortona, Voghera, Godiasco, Broni, Montalto Pavese e forniva concimi, anticrittogamici, frumento da semina , macchine agricole. E fu questa forse l'operazione più significativa della banca.

Anche la Cassa di Vhò, negli ultimi esercizi della sua vita, per riequilibrare i conti, oltre che per finalità specifiche, fece altrettanto. La Cassa Cattolica iniziò quasi immediatamente, dopo il non brillante risultato del secondo esercizio, tale commercio, trasformandosi in pratica in una società mista di credito e di consumo e, con soddisfazione, i soci constatarono che "si vendono sempre le merci ad un prezzo inferiore a quelli che si pagano altrove" e consentì loro di affermare in Assemblea che "il bilancio non permette cifre vistose ma le grandi cose hanno umili principi e d'altra parte la speculazione esula completamente dai fini che l'istituzione si prefigge”.

Questa seconda Cassa Rurale cattolica ebbe dunque un maggiore successo della precedente. Innanzitutto perché il Comitato promotore, formato ancora una volta dal clero locale, ed in particolare da sacerdoti direttamente impegnati nell'azione sociale e politica diocesana, tra cui si distinsero il Can. Secondo Campiglio e Don Grisostomo Ontano, seppe coinvolgere un numero maggiore di soci, non appartenti solo ad una parrocchia, ed anche interessati a quell'importante istituzione che fu la Democrazia Cristiana di inizio secolo e con il diretto sostegno del Vescovo.

Questa organizzazione, la D.C., del primo '900, fu fortemente voluta in Diocesi da Mons. Bandi, che ne fece in qualche misura un momento rilevante dell'intero movimento nazionale. Non fu sempre una vicenda lineare, nacquero contrasti e crisi, frequenti furono i richiami del settimanale diocesano ad un maggior impegno, ma certamente il contributo della D.C. fu rimarchevole per la città anche sul piano materiale, e la Cassa Rurale ne fu un esempio.

Tra le due esperienze cattoliche si inserisce l'interessante l’episodio della "Cassa Rurale di Prestiti di Vhò".

E' opportuno mettere subito in evidenza che tale Cassa rappresentò un'eccezione nel panorama del credito cooperativo locale e diocesano, essendo probabilmente l'unica "neutra", costituita cioè secondo gli stretti principi del Wollenborg, aconfessionale ed aperta a tutti. Anche se non si può sostenere che l'ispirazione fosse anticlericale né formalmente emanazione di qualche partito o movimento laico attivo a Tortona in quegli anni. Fu un'iniziativa strettamente collegata alla Frazione Tortonese che, per inciso, se al censimento del 1881 contava 654 abitanti, negli anni che qui interessano, passa a 761 nel 1901 e poi a 771 nel 1911.

Ed altrettanto si può sostenere che la Cassa Cattolica del 1907 non sorse a sua volta con alcun intento concorrenziale o antagonista.

La Cassa di Vhò nacque soprattutto per la caparbia e costante volontà del Capitano Pietro Gatti, che ne fu il promotore e auspicò, senza molto successo, di estendere la fondazione di C.R. nell'intera area Tortonese. "Un giorno io leggo per un caso su di un giornale di una certa istituzione, una cooperativa di credito e di prestito chiamata Cassa Rurale che mi sembrava dovesse favorire in special modo la popolazione della campagna ... e fu un'idea che non mi abbandonò mai". Il suo profondo convincimento sull'utilità del credito popolare, e più in generale sulla necessità del risveglio dell'agricoltura locale, furono oggetto anche di un pregevole volumetto in cui sintetizzava le condizioni economiche, le cause della arretratezza e le proposte per la ripresa dell'agricoltura del Tortonese.

Tutta la sua analisi ruota intorno al ruolo delle Casse Rurali "base d'ogni ulteriore benessere, forma di credito veramente popolare ed economicamente accessibile a tutti e, quel che più importa, specialmente ai piccoli e medi proprietari delle campagne nostre che avranno modo di emanciparsi poco a poco dal mostro dell'usura". L'autore non si limita a considerazioni astratte, ma propone una struttura zonale, con la formazione di C.R. "in ogni Comune ed in ogni frazione di qualche importanza, collegate in Comitati Comunali, a loro volta inseriti in Comitati del Circondario, che daranno vita ad una più ampia Federazione delle Casse Rurali del Tortonese, che sono d'appoggio, anche finanziario, in caso di necessità, delle singole banche".

Il Cap. Gatti scrive chiaramente che l'organizzazione "non deve formare un monopolio da parte di alcun partito, ma deve essere opera di tutti, libera, come libero è nel sangue il popolo nostro" e sostiene questo "perché ho ragione di credere che qualche volta si sia errato nel campo dell'economia rurale: mi riferisco alle Casse Rurali dette Cattoliche ... con esse, sotto una larva di bene si vuole legare l'individuo alle Casse della Chiesa, un fine che urta con i principi di libertà e coi sentimenti da noi tanto diffusi". Questa valutazione però non gli impedisce, nel ribadire di ritenere le C.R. Cattoliche "troppo anguste e partigiane", di augurarsi nel contempo "ben venga adunque tra noi il prete della campagna ma per un tutto di bene, non per una parte soltanto. Noi applaudiremo con tutto il cuore al parroco del villaggio che avrà saputo vincere certe riluttanze per mettersi a capo di una Cassa Rurale libera”.

Ma l'appello non fu raccolto ed il parroco di Vhò non si mise a capo della Cassa della frazione né vi si associò.

Il mondo cattolico Tortonese che, per la verità, nel settore specifico della cooperazione e della mutualità non appare affatto arroccato e nemmeno tanto partigiano, proseguì per la sua strada, ed il settimanale diocesano continuò a richiamare i cattolici all'impegno e a pubblicare articoli a favore delle Casse cattoliche "non tutte le Casse Rurali ebbero però uguale fortuna e mentre quelle cattoliche hanno raggiunto dovunque uno sviluppo meraviglioso, quelle "neutre" sono pochissime e si trovano in grave difficoltà .... perché la migliore garanzia dell'onestà sta nella pratica di una vita veramente cristiana ... nelle Casse Rurali essendo cattoliche richiamano appunto una osservanza leale dei doveri personali e sociali ... senza contare che è più facile e logico stringere stretti vincoli di solidarietà fra coloro che sono legati da un stessa idea e nel nome di questa idea medesima ... confessionalità ben intesa è principio fondamentale della Cassa Rurale".

La Cassa di Prestiti di Vho fu costituita il 15 Aprile 1897 presso lo studio del Notaio Sovera, in Via S. Giacomo n. 8 a Tortona. I soci fondatori furono 18 e complessivamente la compagine sociale arrivò a 42 iscritti, per stabilizzarsi in numero di 35. La partecipazione alle assemblee ed alla vita della società fu abbastanza intensa, con la presenza, quasi sempre, di almeno 2/3 dei soci iscritti.

Principale promotore dell'atto costitutivo fu appunto il Cap. Pietro Gatti che non volle mai ricoprire cariche sociali ma a cui l'Assemblea ripetutamente riconobbe il merito dell'iniziativa "ispirato da sentimenti benevoli verso i suoi compaesani volle fondare in Vho anche a costo di sacrifici tale benefica istituzione".

Dagli atti non risulta in modo espresso l'occupazione dei soci ma si può presumere dalla lettura dei cognomi e dalla nota situazione economica della frazione (e del comprensorio in generale), del tempo, come più sopra illustrata, siano stati per la gran parte addetti all'agricoltura. Quell'agricoltura tipica della collina Tortonese, tuttora caratterizzata dalla piccola proprietà fondiaria, coltivata soprattutto a vitigno. Genericamente l'atto costitutivo li qualifica come proprietari,domiciliati (e nati) a Vhò, come del resto richiedeva lo statuto. L'art. 4 infatti, in linea con lo schema tipico delle C.R., in questo caso, come si è detto, "neutre", precisava che "possono far parte della società soltanto persone giuridicamente capaci, che abbiano la guarentigia dell'onestà e della moralità individuale e che appartengano alla frazione di Vhò coll'esservi iscritti nei registri della popolazione, o col farvi frequente dimora o coll'avervi continuate relazioni" (e che sappiano scrivere il loro nome e cognome). La perdita della residenza o della frequente dimora è tra le cause di scioglimento del vincolo sociale.

Manca quindi il riferimento all'appartenenza alla religione cattolica. Per il resto lo statuto ricalca un modello comune e marginali sono le differenze con quello già esaminato per le Casse cattoliche.

In questo atto non sono previsti gli importi dei prestiti né le condizioni che vengono genericamente subordinati "ai mezzi della società"; la quota sociale "d'entrata" è doppia del solito ed è di L.2. Gli organi sono quelli legali. Anche il segretario è eletto dall'Assemblea e rimane in carica per due anni, con possibilità di rielezione. A lui spetta la tenuta dei libri e registri sociali e la custodia della cassa, esaminare le domande di prestito, redigere i bilanci. In pratica era il Direttore - Cassiere, responsabile di tutte le funzioni.

I prestiti ovviamente sono concessi soltanto ai soci ed il surplus delle risorse deve essere depositato presso una Banca locale (di regola la Popolare di Tortona); i finanziamenti possono essere a breve, con rinnovi o rimborsi trimestrali (questi ultimi successivamente ai raccolti "principali del luogo"), a lungo termine, fino a due anni. Il socio deve fare l'uso del denaro per cui è stato richiesto e cioè per l'attività agricola, pena il rimborso immediato ed è il Consiglio a farsi carico di vigilare sul rispetto di tale norma (art. 28). In linea generale i prestiti devono essere garantiti o da fideiussioni o da garanzie reali.

Gli utili erano imputati ad incremento del patrimonio su cui i soci non avevano nessun diritto ed in caso di liquidazione della società, il capitale netto finale doveva essere destinato all'asilo infantile o comunque ad un istituto di beneficenza "che potesse sorgere nel paese".

Nel complesso la gestione della Cassa fu positiva ma non brillante. I dati di bilancio (Appendice n. 3) dimostrano un discreto trend di crescita, o almeno di stabilità,sino al 1906; da quella data l'attività tipica tende a diminuire per importo e per operatività. Il numero massimo dei prestiti concessi si ebbe nel primo esercizio, il 1898, e furono 31; un'altra punta si registrò nel 1906 con 17 mentre il minimo si raggiunse l'anno successivo con un solo nuovo prestito di L. 50.

Si può dedurre che mediamente i finanziamenti annui concessi, compresi i rinnovi, non superarono la decina. per importi medi di L. 100.

I depositi, quando superiori ai prestiti, furono spesso investiti presso altri istituti di eredito da cui, solo eccezionalmente, si ebbe bisogno di fido per temporanee deficenze di cassa, come nel 1901, quando si dovette ricorrere alla "Banca di Tortona gravando il bilancio". I soci quindi sostennero finanziariamente la loro società, anche se si può ipotizzare, valutando gli interessi pagati sui depositi, che questi potessero essere una conveniente forma di investimento.

Per effetto delle spese di amministrazione, dovendosi ad un certo momento corrispondere un compenso, ancorché forfettario, al segretario - cassiere, oltre ai costi normali di gestione (fitto dei locali - "presso la Casa Ratti"-, riscaldamento, cancelleria e, soprattutto, imposte e tasse), l'avanzo di gestione fu negativo per alcuni esercizi, ancor più consistentemente se riclassificato in termini economici e non solo finanziari, così come era impostata la contabilità. Anche per questo motivo, dal 1911, per gli ultimi anni di attività, la Cassa però, come la contemporanea C.R. Cattolica, da cooperativa di acquisto di zolfo e solfato di rame ed altri prodotti per l'agricoltura, ricavandone un utile netto, mediamente superiore a L. 30, che in pratica consentì di far quadrare il bilancio. Tra l'altro il fondatore della Cassa, il Cap. Gatti, aveva proposto da tempo, già dal 1901, di far svolgere dalla società anche l'attività di cooperativa di lavoro, con i soci impegnati ad aiutarsi reciprocamente nella conduzione delle proprie aziende agricole. La proposta però non ebbe seguito.

L'Assemblea dei soci, pur apparentemente convinta della bontà dell'iniziativa, sovente rimarcava che "il bilancio lasciava molto a desiderare non essendo confacente ai nostri ideali ed ai nostri fini, non corrispondente allo scopo a cui tutti miriamo, ossia alla grandezza ed alla prosperità della nostra nobile istituzione".

La causa dei non eccezionali risultati è ravvisata "nelle tasse e nel bollo", ma è la effettiva modestia della operatività che non consentiva valutazioni più positive. Già nel 1907 il Consiglio di Amministrazione ipotizzava che "saremo ben presto costretti alla liquidazione", previsione avanzata ancora nel 1910 e poi nel 1914, dove l'Assemblea constatò come "l'andamento della Cassa non è troppo soddisfacente e non corrisponde ai bisogni del corpo sociale" e, su proposta dei soci Barbieri Carlo, Alloro Lorenzo e Castellano Amedeo, deliberò "di ritirare tutti i prestiti o effetti cambiari entro il 1914".

Anche dal confronto con i movimenti della C.R. cattolica negli stessi anni, si può rilevare come le cause dell'interruzione di questa esperienza creditizia in Tortona fu dovuta soprattutto alla loro insufficiente dimensione. Non mancò in entrambi i casi, e anche nel precedente del 1894 di S. Maria Canale, la convinzione dell'opportunità e dell'utilità del credito rurale e l'entusiasmo, fondato soprattutto su ragioni ideali e, in particolare, per le cattoliche, anche politiche. E' difficile peraltro ritenere che non sussistessero le condizioni economiche generali, e quelle specifiche dell'agricoltura Tortonese, come più sopra si è detto, favorevoli a questo tipo di società.

Ma non bisogna dimenticare che, sottolineando ancor di più quanto già rilevato per la C.R. del 1894, il sistema creditizio locale era comunque adeguatamente strutturato per le esigenze del mercato. Accanto alla Banca Popolare di Tortona, alle altre banche di credito ordinario ed ai banchi privati, proprio nel primo decennio del secolo, si insediarono altri istituti che, data la loro natura e la loro caratterizzazione, rispondevano meglio alla domanda di credito, a condizioni convenienti, anche degli agricoltori e dei contadini. La "Cassa di Risparmio di Voghera" (successivamente incorporata nella Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde), aveva aperto uno sportello nel 1909, preceduta dalla già citata Banca di S. Marziano, presente in tutto il circondario di Tortona e nella Diocesi. Quest'ultima anzi divenne la vera e propria "banca cattolica", sostenuta da tutto il Clero, la Curia ed il movimento cattolico.

Nel 1911 venne fondata, ed aprì il suo primo sportello in città, anche la Cassa di Risparmio di Tortona, con una base molto ampia di soci, in rappresentanza di tutte le categorie economiche e sociali Tortonesi. Le Casse di Risparmio tra l'altro avevano in sostanza gli stessi scopi benefici delle Casse Rurali, pressoché lo stesso mercato e l'identica operatività. I volumi di depositi e prestiti di queste banche furono ben maggiori, anche nella loro fase iniziale, e non confrontabili con le poche decine di migliaia di lire delle Rurali esaminate, e quindi ben diversi erano gli equilibri finanziari ed economici e le concrete possibilità di intervento. I tassi di finanziamento erano ormai completamente concorrenziali, anche per la natura dei nuovi istituti di credito, facendo così venir meno definitivamente un'altra delle ragioni d'essere delle C.R.

Il destino di quelle Tortonesi fu comunque simile a quello di moltissime altre che conobbero solo pochi anni di vita. La numericamente consistente, diffusa, ricca d'ideali ed anche all'avanguardia, esperienza bancaria rurale da parte del movimento cattolico e quella, più sporadica ma non meno importante, del mondo laico nel Tortonese (ed in provincia), non ebbe più, dopo questo intenso periodo, alcun significativo seguito né testimonianza.

Articolo di Vittorio Moro
 

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